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Comunicati Stampa FEDERCONSUMATORI - Varie

Comunicato FederComunicato stampa 3 agosto 2017 Energia: in un quadro di povertà energetica dilagante, il Governo aumenta gli incentivi alle imprese energivore. Necessario aprire un dibattito partecipato in relazione al SEN. Robin Hood toglieva ai ricchi per dare ai poveri. Oggi, con i piani in tema di politica energetica prospettati dal Governo, questo paradigma si è totalmente ribaltato: si toglierà ai poveri per dare alle imprese energivore. Sono diverse le misure che si incrociano in tale settore: dalle disposizioni previste nel DDL Concorrenza (che regalerà alle aziende i clienti attualmente in regime di mercato di maggior tutela), all’abolizione della tariffa progressiva avvenuta con la riforma tariffaria dello scorso anno; dal tentativo, fortunatamente scongiurato, di scaricare il costo del gas per le imprese sui piccoli clienti, al piano di finanziamento per le imprese energivore. Tanti tasselli che compongo il complesso quadro del sistema energetico nel nostro Paese. La misura più inconcepibile e controversa è senza dubbio quella che riguarda la destinazione dei ricavi della componente A3, arrivati a segnare quota 13,8 miliardi. Lo scorso maggio la Commissione Europea ha approvato il piano del Governo italiano per ridurre gli incentivi per le energie rinnovabili, con una riforma che scatterà da gennaio 2018. Fino a qui nulla da obiettare, se non fosse che, con un emendamento approvato, è stato stabilito che il beneficio vada “per un minimo del 50 per cento alla riduzione delle tariffe elettriche degli utenti domestici e delle imprese connesse in bassa tensione”. Il restante 50% finirà nelle tasche delle imprese energivore. Di fronte alla dilagante povertà energetica che affligge il nostro Paese, invece di aumentare gli incentivi per contrastare questo allarmante fenomeno, il Governo pensa bene di aumentare i fondi alle imprese che consumano molta energia nei processi produttivi. È vero che, per promuovere lo sviluppo, è importante anche sostenere le imprese che, rispetto ad altri paesi, risultano penalizzate sul piano dei costi energetici. Ma è fondamentale vincolare tale sostegno a degli obiettivi precisi: è questa l’elemento principale che ci sembra assente dai piani disposti dal Governo. Gli incentivi alle imprese energivore devono essere vincolati a dei limiti temporali (ad es. 5 anni, come avviene in Germania) e, soprattutto, a degli interventi di carattere strutturale tesi ad implementare la sostenibilità ambientale e l’efficienza energetica delle stesse. In questo modo si avrebbe un ritorno in termini di investimenti per l’efficientamento e la modernizzazione, utili al Paese anche sul fronte occupazionale. La riforma degli incentivi alle fonti rinnovabili, inoltre, come sosteniamo da tempo, deve prevedere lo scorporo dalla bolletta elettrica, disponendo strumenti specifici, anche di tipo fiscale. L’operazione di “ripulitura” delle bollette da componenti ed oneri impropri, infine, deve prevedere una riforma degli oneri di sistema. Quest’ultima, già in programma da tempo nei piani del Governo, ancora non vede spiragli: i cittadini continuano a pagare, per tale voce, oltre il 35% della bolletta, dando luogo a situazioni paradossali dove le componenti per oneri, imposte e spese di trasporto superano di gran lunga le spese per la componente energia. Con così tante modifiche e riforme in vista, specialmente in fase di definizione del Piano Energetico Nazionale, è inspiegabile come non vi sia la possibilità di confrontarsi con un interlocutore unico, che abbia competenza in materia di energia. Il dibattito e le osservazioni vengono rimpallate tra le competenze dei diversi Ministeri, senza mai giungere ad alcuna certezza. Per questo chiediamo di avviare un tavolo di confronto sulla materia energetica, aprendo un dibattito serio e partecipato in relazione al SEN, ponendosi come particolare obiettivo: - L’incremento della tutela degli utenti; - Il contrasto alla povertà energetica; - La revisione di agevolazioni ed incentivi.

Comunicato stampa 2 agosto 2017 Roaming: in mare, o attraversando paesi extra-UE, le trappole svuota-credito sono sempre in agguato! Informarsi prima di partire e disattivare il traffico dati quando necessario. Sono molti i cittadini che si preparano, in questi giorni, ad andare in vacanza. A chi è già partito, o è in procinto di farlo consigliamo di non abbassare la guardia sul fronte delle tariffe di telefonia mobile, in particolare per quanto riguarda il traffico dati. Sono molti i cittadini che ci segnalano, infatti, vere e proprie trappole svuota-credito. Prima dell’addio al roaming vi era estrema attenzione, una volta usciti dall’Italia, nel verificare che il blocco del traffico dati fosse operativo, ora i cittadini, invece, sono portati a pensare che il traffico sia libero e sono perciò esposti alle insidie delle compagnie. In nave. Non tutti sanno, ad esempio, che in alto mare, su alcuni traghetti e navi da crociera, scattano i collegamenti satellitari, estremamente costosi (una telefonata può costare anche 3 Euro al minuto!). Basta un nonnulla, in questo modo, per ritrovarsi con il credito azzerato: gli smartphone, infatti, continuano a scaricare dati ed aggiornamenti, consumando traffico dati, anche quando apparentemente sono inattivi. Le compagnie, in questo caso, sono tenute ad informare via sms per tempo i propri clienti delle tariffe applicate per telefonate e traffico internet: se gli utenti non ricevono alcuna comunicazione dalla compagnia possono chiedere il rimborso di quanto viene loro addebitato. È bene ricordare, in ogni caso, che se gli importi scalati per l’uso di Internet superano l’importo di 50 euro deve scattare il blocco della rete. Se tale blocco non scattasse automaticamente, l’utente può chiedere il rimborso della differenza. Per chi deve viaggiare in nave, quindi, è bene ricordarsi di disattivare il traffico dati e di telefonare con moderazione, in alternativa è possibile sottoscrivere con la propria compagnia offerte e pacchetti più economici dedicati appositamente a chi viaggia su navi e traghetti. Attraversare paesi extra-UE. Per andare in vacanza, a molti capita di attraversare Paesi che non appartengono all’UE quali, ad esempio, Svizzera, San Marino, Montenegro e Albania. Non facendo parte della Unione, l’abolizione del roaming in questi paesi non è in vigore. Va quindi tenuto a mente per evitare brutte sorprese ancora prima di arrivare a destinazione! Anche in questo caso le compagnie sono tenute ad informare i propri clienti dei costi applicati, non appena varcati i confini. Se questo non dovesse avvenire è possibile effettuare un reclamo. A tutti i cittadini incappati in questi extra-costi consigliamo di rivolgersi ai nostri sportelli presenti sull’intero territorio nazionale, per valutare la correttezza degli addebiti e per effettuare la richiesta di rimborso, qualora non vi fosse stata una corretta e tempestiva comunicazione.

Comunicato stampa 2 agosto 2017 DDL Concorrenza: una legge scritta dalle aziende, che non porterà alcun vantaggio, ma solo gravi ripercussioni per i cittadini. Come temevamo è stato approvato con voto di fiducia il DDL Concorrenza. Un decreto che, come abbiamo sempre affermato, non apporta alcuna novità positiva per i cittadini e sembra scritto su misura delle grandi aziende, specialmente in campo energetico, assicurativo e farmaceutico. A confermarlo oggi è lo stesso Presidente della X Commissione Industria al Senato, che ha dichiarato come alcune norme contenute nel ddl Concorrenza "ne hanno fatto uno strumento per favorire o salvaguardare alcune grandi aziende come Enel, Generali, Unipol, Walgreens Boots Alliance e Big Pharma". “La novità apportata dal Decreto che riporterà le conseguenze più dannose per i cittadini è quella che riguarda l’abolizione del mercato tutelato, che consegnerà i cittadini in pasto ad un mercato libero in cui non vi è la minima ombra di competitività e convenienza, ma è ricco di pratiche commerciali scorrette ed abusi.” – sostiene Emilio Viafora, Presidente della Federconsumatori. Di fatto, l’85% dei circa 23 milioni di clienti del mercato di maggior tutela saranno “regalati” al maggiore operatore nel settore dell’Energia: dal 2019 chi non avrà scelto personalmente una propria compagnia sarà assegnato d’ufficio a quella che in precedenza garantiva la fornitura per conto dell’Acquirente Unico. Se volessimo dare alle cose il proprio nome, questo si chiamerebbe monopolio, non concorrenza. Altro grave passo indietro è stato fatto in tema di assicurazione, con il ritiro dell’abolizione sul tacito rinnovo per le polizze assicurative del ramo danni. Tale provvedimento estendeva l’abolizione del tacito rinnovo, pertanto, anche alle polizze del ramo danno non obbligatorie: con la sua eliminazione, ancora una volta, viene definita una norma in base agli interessi delle compagnie assicurative. Ma l’elemento che giudichiamo più inconcepibile è la scelta del Governo di blindare con un voto di fiducia un provvedimento così delicato e rilevante, che avrà conseguenze estremamente importanti per i cittadini e per la vita delle persone. Favorire la discussione e la condivisione su tale disegno di legge sarebbe stata senz’altro la scelta più lungimirante e rispettosa dei cittadini, ma la ragionevolezza non sembra il tratto distintivo del Governo.